Cosa sono le fake news e come riconoscerle: alcuni esempi

Photo by Ivan Samkov on Pexels.com

Ogni qual volta sussistono situazioni di pericolo, reale o potenziale, per cose o persone, iniziano a diffondersi a macchia d’olio bufale e fake news. Nel mare magnum di informazione in cui siamo immersi – fra social network e notifiche push su smartphone – è spesso difficile trovare la via maestra della verità.

Ma ci sono alcuni accorgimenti che ognuno di noi può adottare per imparare a riconoscere bufale e fake news. E porre un argine ai facili guadagni di chi specula facendo disinformazione.

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Indice

In questo articolo su cosa sono le fake news e come si riconoscono, vedremo:

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Cosa sono le fake news

Apriamo questo articolo andando a definire cosa sono le fake news.

Tipi di fake news

Le fake news, a seconda della loro natura, possono essere di vari tipi. Nello specifico, possiamo individuare: la satira o parodia; i contenuti fuorvianti; i contenuti impostori; le notizie fabbricate ad arte; le false connessioni; le notizie fuori contesto; e i contenuti manipolati. Vediamo, ora, nel dettaglio in cosa consiste ognuna di queste tipologie.

La satira o parodia

Quando si tratta di satira o parodia, è evidente che non sussiste nessun intento di ingannare. Ma anche questo tipo di contenuto, purtroppo, è potenzialmente pericoloso. Talvolta, può risultare ingannevole.

Contenuti fuorvianti

Le fake news possono essere costituite da contenuti fuorvianti. In questa tipologia, rientra l’uso ingannevole di una informazione per inquadrare un problema o un individuo.

Contenuti impostori

Con la definizione di contenuti impostori intendiamo riferirci alla rappresentazioni di fonti autentiche.

Notizie fabbricate ad arte

Nel caso delle notizie fabbricate ad arte, ci troviamo di fronte a contenuti nuovi. Ma completamente falsi. Questi sono progettati con il preciso scopo di ingannare o arrecare danno.

False connessioni

Parliamo di false connessioni quanto titoli, immagini o descrizioni non supportano il contenuto che ci viene proposto.

Notizie fuori contesto

Siamo di fronte a notizie fuori contesto quando un contenuto autentico viene condiviso con informazioni di contesto sbagliate o false.

Contenuti manipolati

Un contenuto è manipolato, nel momento in cui un contenuto autentico o le immagini vengono manipolate. E tale manipolazione ha il preciso scopo di trarre in inganno.

Come si riconoscono

Ma come si riconoscono le fake news? Sono diversi gli elementi che possono aiutarci a riconoscere le fake news. Imparando a riconoscerle, potremo contribuire a limitare i danni di una loro diffusione. Vediamo quali sono gli elementi da tenere d’occhio, ogni qual volta leggiamo una notizia sul web. E come ognuno di questi elementi incide sulla stessa.

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  1. Il titolo
  2. L’URL
  3. I video e le immagini
  4. Gli errori di battitura e formattazione
  5. La verifica delle fonti
  6. Le date
  7. Il rimando a fantomatici esperti
  8. La fonte è unica
  9. Riconoscere l’intento satirico o parodistico
  10. Chi crea fake news specula sulla paura

Il titolo da bufala/fake news

Il pesce puzza dalla testa, come si suol dire. Le fake news fanno leva su titoli esagerati e altisonanti, scritti in maiuscolo e con un uso eccessivo di punti esclamativi. Impariamo a dubitare di affermazioni contenute in un titolo che possono sembrare troppo esagerate: la probabilità che siano false è molto alta.

URL solo apparentemente vera

L’URL è la stringa di caratteri che compare nella parte alta del browser (l’app che usiamo per accedere al web). Spesso, le URL degli articoli bufala sono la brutta copia degli indirizzi web di testate giornalistiche o fonti affidabili. Un esempio può essere quello de “Il Fatto Quotidaino”, che ad un occhio poco attento potrebbe far pensare a “Il Fatto Quotidiano”.

Occhio a video e immagini

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Le immagini, come i titoli, catturano l’attenzione di noi lettori. Molto spesso, le notizie bufala contengono immagini e/o video ritoccati o fuori contesto. Potrebbero essere immagini relative ad altre circostanze ed inserite in un articolo diverso. Facebook, che da un po’ di tempo ha iniziato la lotta alle fake news, consiglia di fare una ricerca per immagini per togliersi ogni dubbio. L’app TinEye, in questo senso, può essere nostra alleata. Ma anche su Google è possibile cercare un’immagine caricando la stessa dal tasto focamera.

Gli errori abbondano sulla bocca delle bufale

A tutti può capitare un errore di battitura. Ma un’elevata frequenza di errori di battitura e di formattazione del testo (spazi, virgole e punti in posti sbagliati) può essere un campanello d’allarme.

Fonti dubbie, notizie dubbie

Se la notizia viene riportata da un’organizzazione che non conosciamo e, soprattutto, se è l’unica a riportarla, è un chiaro invito a dubitare. La verifica della fonte è alla base della professione giornalistica. Ma se chi scrive non è un giornalista, né un’autorità competente nella materia di cui si sta occupando, questa verifica spetta a noi lettori. Soprattutto se intendiamo condividerla con altri e contribuire a diffonderla.

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A volte ritornano

Certe bufale fanno dei giri immensi e poi ritornano. Lo dice anche una canzone di Antonello Venditti. Giusto? Alcune fake news tornano a diffondersi ciclicamente. Perché? Perché chi le ha confezionate intende fare like e click. E sul web non si butta via niente. Controllare la data di pubblicazione della notizia può essere un comportamento virtuoso da seguire.

L’esperto chi?

Molte fake news fanno riferimento a fantomatici esperti. Tutti hanno in comune una cosa: non viene fatto il loro nome. Oppure, mancano le prove di quanto viene detto nell’articolo bufala.

Unica fonte, odore di bufala

Gli strumenti tecnologici non ci mancano. Sarebbe cosa buona e giusta servirsene per cercare la notizia altrove: se è riportata da un’unica fonte è assai probabile si tratti di una fake news. Inoltre, il web corre veloce. Se una bufala è tale, è probabile sia stata già smentita. Verifichiamolo.

Non è una fake news, ma è satira

Il web ed i social pullulano di pagine satiriche o di parodia. Le più seguite sono note ai più. Facile verificare si tratti di una notizia creata con il semplice scopo di fare satira o di parodiare qualcuno. Di seguito, il caso di un account Twitter spesso, erroneamente, preso sul serio.

https://twitter.com/CBugliano/status/1234758006883020800

Condividiamo solo se siamo sicuri

Esistono notizie intenzionalmente false, come abbiamo visto. La condivisione di esse deve essere una condivisione consapevole. Se il nostro intento è quello di informare i nostri amici e conoscenti, è bene prestare molta attenzione ai contenuti che condividiamo. Perché chi crea bufale e fake news lo fa per guadagnare.

I siti di fake news guadagnano grazie al grande numero di visualizzazioni che riescono a ottenere. Come riportato da Wired, in media, il guadagno che possono ottenere è di 2 euro ogni mille visualizzazioni. Calcoliamo quanto può valere una nostra condivisione su Facebook o su Twitter, qualora venisse visualizzata da tutti i nostri amici, dagli amici degli amici e dagli amici degli amici degli amici. Vogliamo davvero far arricchire chi cavalca l’onda della disinformazione?

Esempi di fake news

Le bufale sui vaccini

Viviamo, purtroppo, ancora gli anni difficili della pandemia. In queste situazioni, le bufale si diffondono ancora di più a macchia d’olio. L’incertezza, i dubbi, la paura acuiscono le difficoltà che ognuno di noi può trovarsi ad affrontare. All’ordine del giorno, sono le bufale sui vaccini a farla da padrone.

A tal proposito, l’Istituto superiore di sanità (Iss) ha stilato una pagina per rispondere alle domande e ai dubbi più frequenti. Lo scopo è contrastare proprio il diffondersi delle fake news in materia di vaccini. La pagina è consultabile qui.

Quella volta che Donald Trump salvò 209 marines

La notizia, ripresa anche da alcuni talk show, fa riferimento ad un episodio del 1991. 209 marines erano rimasti bloccati a Camp Lejeune, dopo aver combattuto la Guerra del Golfo Persico. Si è raccontato che Trump, venuto a conoscenza dell’accaduto, avrebbe mandato il suo aereo personale per soccorrere marines ed ufficiali americani.

Come riporta The Washington Post, sono state fatte delle verifiche. Ed è emerso che l’aereo nella foto – utilizzata per suffragare la notizia – non era l’aereo privato di Trump, all’epoca dei fatti. Si trattava di un Boeing 727 della flotta di Trump Shuttle.

Si tratta della compagnia aerea proprietà di Trump, per un breve periodo. L’aereo privato di Trump, all’epoca dei fatti, aveva soltanto 24 posti. Trump Shuttle – i cui Boeing avevano almeno 130 posti – aveva un contratto con l’esercito. Il volo in questione, quindi, era parte di quello stesso contratto.

Jonathan Galindo semina il panico sul web

Siamo nel 2020. I media raccontano la storia di una o più persone che agiscono sotto il nome di Jonathan Galindo. Questa o queste invierebbero richieste di amicizia ai profili Facebook di ragazzini fra i 12 ed i 15 anni. Lo scopo? Contattarli in privato e dare inizio ad una serie di sfide che si sarebbero concluse con la morte dei minorenni.

Galindo, come accertato dalle indagini della polizia, è solo uno dei tanti creepypasta – brevi racconti dell’orrore – che nascono sul web. Pertanto, non esisterebbe nessuna macabra sfida.

Lo stadio di Wembley diventa un forno

Questa falsa notizia ci dà la misura – più di ogni altra – della potenza dei social. Tutto inizia da una chat di gruppo, uno di quelle utilizzate da un gruppo di amici del calcetto. Un messaggio vocale inviato da un ventinovenne diventa, in breve tempo, una delle notizie più lette nel Regno Unito.

L’Inghilterra è in lockdown. Il giovane riferisce del piano del Ministero della Difesa: requisire lo stadio di Wembley per cucinare la più grande lasagna del mondo e distribuirla alla popolazione, chiusa in casa, utilizzando dei droni. In particolare, lo stadio stesso – con il tetto chiuso, sarebbe diventato un gigantesco forno, grazie al suo impianto di riscaldamento.

Per smentire la notizia, è stato necessario l’intervento della Federazione calcistica inglese.

Elezioni truccate con i pennarelli

In occasione delle elezioni Presidenziali degli Stati Uniti, nel novembre del 2020, i sostenitori di Trump inneggiarono ai brogli elettorali. Il 4 novembre, un deputato della Lega, Guglielmo Picchi, pubblica un post su Facebook: “In Arizona, qualcuno ha manomesso le schede elettorali tramite oggetti appuntiti che rendono difficile la lettura delle schede da parte delle macchine per la conta”.

La denuncia di Picchi muoveva, però, da un errore di interpretazione. Molti repubblicani avevano votato con dei pennarelli (in inglese, sharpie: molto simile a sharp, appuntito) e che, per tale motivo, quei voti sarebbero stati invalidati. In verità, nessun voto era stato invalidato: la commissione elettorale dell’Arizona ha accettato anche i voti espressi con il pennarello.

Quale di questi casi vi ha colpito di più? Conoscete altri esempi di bufale clamorose?

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