Come le aziende hanno adattato comunicazione e marketing a emergenza Coronavirus


L’emergenza Coronavirus ha rivoluzionato i nostri piani. Anche le aziende hanno dovuto adattarsi all’emergenza. Vediamo come hanno rivoluzionato i propri piani marketing e comunicazione per adattarsi al cambiamento.

Eventi inattesi ed imprevedibili come il Coronavirus vengono chiamati “cigni neri”. Sono eventi più unici che rari, insomma. Un evento come quello che stiamo vivendo pone tutti noi di fronte a situazioni e circostanze nuove, che mai avremmo potuto prevedere. Chiunque, ha dovuto rivedere – parzialmente o in parte – i piani di queste settimane, dei prossimi mesi e, chissà, dei prossimi anni.

In questo scenario, anche le aziende si stanno trovando a giocare una partita nuova. Nell’articolo precedente, parlavamo delle opportunità che possono derivare dalla percezione dei segnali – anche deboli – che possono arrivare dal mercato. Ma, per una serie di cause, è stato per tutti complicato farsi trovare pronti alle novità portate dal rischio della diffusione del Coronavirus. Abbiamo tutti negli occhi le scellerate operazioni di marketing messe in atto da locali pubblici e impianti sciistici, nei primi giorni del contagio. Molto è cambiato ora è che l’emergenza Coronavirus – chi più, chi meno – la stiamo toccando con mano.

Come noi, le aziende si stanno trovando, all’improvviso, a fare i conti con le novità di questo periodo. Qualcuna ha saputo reagire meglio di altre; qualcun’altra non sembra aver ancora reagito: vediamo alcuni casi che stiamo imparando a conoscere in questi giorni.

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In questo articolo:

La pubblicità al tempo del Coronavirus

Il mese di gennaio aveva fatto registrare un aumento degli investimenti in pubblicità nel nostro Paese: +3,5% rispetto a gennaio 2019, dati Nielsen. La radio ha fatto registrare una crescita dell’11,8%. La raccolta dell’intero universo del web advertising, invece, ha fatto segnare un incremento del 10,1% rispetto a gennaio 2019. Ma anche la tv aveva fatto registrare un aumento dello 0,3 %, rispetto a gennaio dell’anno precedente.

Ora, bisognerà invece fare i conti con le conseguenze dell’emergenza Coronavirus. In tal senso, già fra il 23 febbraio e l’8 marzo scorsi, gli esperti hanno notato i primi segnali di cambiamento.

Gli eventi saltano, saltano gli investimenti

Gli investimenti pubblicitari, soprattutto se pensiamo a quelli legati alla televisione e alla carta stampata, sono legati a doppio filo agli eventi mediatici, siano questi sportivi, artistici o dello spettacolo in generale. Lo slittamento, il rinvio o, addirittura, l’annullamento di questi eventi produrrà effetti anche sugli investimenti in pubblicità.

Stando al report dell’agenzia media Inmediato Mediaplus, nelle ultime settimane, la televisione ha visto aumentare la propria audience del 17% nel day time (mattino e pomeriggio) e del 10% nel prime time (prima serata) rispetto allo stesso periodo del 2019. Che sia attraverso la tv, attraverso la radio o attraverso il web, in questo momento, gode di maggiore attenzione chi fa informazione e chi si occupa di approfondimento.

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Eppure, ci troviamo di fronte ad un paradosso. Come spiega bene Massimo Martellini, presidente della Federazione Concessionarie Pubblicità (FCP): “Quasi tutti i mezzi stanno incrementando la diffusione di audience, ascolto e utilizzo del web, che però non può essere utilizzato ai fini della vendita perché non c’è domanda”.

Essendo, infatti, permesso l’acquisto dei soli beni di prima necessità – oltre che di farmaci – tutti gli altri settori produttivi sono destinati ad un crollo della domanda. Molti spot tv e campagne di advertising sul web sono state sospese. La maggior delle campagne ancora in diffusione è legata al mondo dell’igiene personale e dei detersivi.

Ma vediamo nello specifico come si stanno comportando le aziende in queste settimane. Qualcuna eccelle per tempismo, qualche altra un po’ meno.

L’azienda tessile va in soccorso al Piemonte

Impossibile non partire da Miroglio, azienda del tessile e del retail di Alba. Siamo in provincia di Cuneo. Settant’anni di storia alle spalle e d un fatturato da 577 milioni nel 2018, come riportato dal Corriere della Sera. In piena emergenza Coronavirus, l’azienda ha deciso di convertire parte della propria produzione in mascherine chirurgiche in cotone idrorepellente, lavabili e riutilizzabili per una decina di volte. Mascherine che rispondono al bisogno della Regione Piemonte.

Poste italiane e Unicredit

Poste italiane ha avviato, in questi giorni, una nuova campagna di comunicazione. Invita noi tutti a rimanere in casa e a recarci negli uffici postali solo se strettamente necessario. Molte operazioni possono essere effettuate dal sito web o dalle varie app di Poste italiane. Lo spot tv lo ricorda. Lo stesso ha fatto Unicredit, facendo leva sull’App mobile banking.

Supernaturale, non adesso

In merito agli spot tv, non eccelle per pertinenza e tempismo quello del tonno Supernaturale Rio Mare. “Supernaturale dopo running, dopo shopping”, recita lo spot. Dopo running, è difficile; dopo shopping, è impossibile. In alcune regioni italiane, è stata vietata ogni attività all’aperto. Probabile che questo divieto venga esteso a tutte le altre regioni d’Italia. Quanto allo shopping, stando alla sua definizione, è impensabile credere di poter girare da un negozio all’altro per effettuare acquisti: possiamo uscire solo per acquistare beni di prima necessità.

Segugio, si può essere eroi anche da casa

Dal 19 marzo, Segugio.it ha avviato la diffusione del suo nuovo spot tv. “#IORESTOACASA. Si può essere Super Eroi anche restando a casa!”. Uno spot tv per comunicare il proprio sostegno a famiglie e Protezione Civile. Per ogni nuova polizza auto, moto o van sottoscritta su Segugio.it, la Società donerà 1 euro alla Protezione Civile per contribuire all’impegno continuo contro l’emergenza Covid-19.

L’impresa Levissima

Levissima ci invita a compiere la nostra impresa quotidiana restando a casa. E, come da prassi della crisis communication, della quale abbiamo parlato in questo articolo, rimanda ai siti istituzionali per i comportamenti da seguire.

Chi deve continuare a lavorare

Ci sono poi lavoratori che non si sono fermati. E continuano a lavorare. Sono quelli del settore alimentare, dei trasporti, i medici, gli edicolanti. A loro, sono dedicate le campagne di Parmigiano reggiano, La Repubblica, Eni e Neos.

Avete notato altre campagne di comunicazione efficaci o, al contrario, poco adatte al momento che stiamo vivendo? Parliamone!

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