Gli indimenticabili spot di Carosello: un esercizio di memoria e di scoperta


Molti spot di Carosello sono rimasti indimenticabili nella memoria dei bambini dell’epoca. Ma molti personaggi testimonial, canzoncine e refrain, sono arrivati fino ai giorni nostri. Impossibile non riconoscerli.

Una carrellata di spot indimenticabili di Carosello. Un modo alternativo di trascorrere il tempo, in queste giornate in cui siamo costretti a rimanere a casa. Qualcuno di voi, li ricorderà. Altri si renderanno contro che queste immagini in bianco e nero, queste canzoncine, questi refrain sono arrivati intatti fino ai giorni nostri. Scommettiamo?

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Indice degli spot di Carosello

In questo articolo, viaggeremo fra i seguenti indimenticabili spot di Carosello:

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Il primo Carosello della storia

Alle 20 e 50 del 3 febbraio 1957, sul teleschermo, compare il disegno di un teatrino: si apre un sipario; ne seguono poi altri quattro; in fine la scena viene interamente occupata dallo striscione con su scritto “Carosello” retto da due paggi. L’idea era di Luciano Emmer e Cesare Taurelli; i disegni di Nietta Vespignani; la sigla – una marcetta seguita da una tarantella – la rielaborazione di un anonimo napoletano curata da Raffaele Gervasio (L. Ballio e A. Zanacchi, Carosello Story, Torino, Eri, 1987, p. 14).

L’automobile, pur non venendo pubblicizzata in modo diretto, troverà spazio in numerosi caroselli. Già agli esordi del programma, nel 1957, l’automobile era presente, anche se non direttamente reclamizzata, nei caroselli della Shell che vedevano come protagonista Giovanni Canestrini, giornalista del mondo delle quattro ruote e fondatore della Mille miglia: con l’aiuto di un plastico e di piccoli modellini di vetture mossi da fili, spiegava agli italiani pro e contro della guida a destra e della guida a sinistra: “In conclusione: guida a destra o a sinistra? Risolvetelo voi”. Senza alcuna citazione del marchio, né del prodotto reclamizzato (le benzine Shell), si chiudeva il sipario del primo carosello.

Le avventure amorose di Carmencita e Caballero

Gli episodi di sentimento e fughe amorose che vedevano come protagonista il noto personaggio di Carmencita sono tra i più celebri di Carosello. Il caballero, suo spasimante, ripete più volte la frase: “Qui non si vede un cactus”. Ebbene, questa frase è stata più volte motivo di discussione tra l’ideatore del carosello Armando Testa ed i funzionari della Rai che, probabilmente a ragione, la vedevano come un eufemismo per una allocuzione volgare (M. Giusti, Il grande libro di Carosello, Milano, Sperling & Kupfler, 1995, p. 323).

Nonostante questo, i testimonial Carmencita e Caballero sono sopravvissuti fino ai giorni nostri. Il tempo sembra non sia mai passato per i due amanti. Il loro è un amore senza tempo, esattamente come la loro iconicità e la loro ironia. Nel 2005 Lavazza ha voluto proporre una nuova sitcom con gli stessi protagonisti, certa che il successo sarebbe stato pressoché identico. E nel 2007 i due testimonial sono stati raffigurati sul packaging del caffè Carmencita contribuendo a far diventare quello della Lavazza il “Prodotto dell’anno”.

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Totò diventa calzolaio per la Star

Tra i meriti attribuibili al regista Luciano Emmer, in tema di Carosello, va annotato, tra l’altro, quello di aver convinto il principe della risata, Antonio De Curtis, a girare nove spot per reclamizzare il dado da brodo Star. All’inizio del 1967, Totò vestendo i panni di un ciabattino irriverente entrava all’ora di cena nelle case degli italiani.

Mike Bongiorno primo testimonial della storia

Mike Bongiorno può essere considerato il primo testimonial della storia della pubblicità televisiva italianaUn personaggio per voi era il titolo di quel suo primo Carosello: un documentario in miniatura sulla casa e la vita di una donna avvocato. Anche il marito della signora è avvocato, Mike chiede alla signora se condividono anche la passione per gli animali. Ricevuta risposta negativa, il noto presentatore regala alla donna una capretta nana del Tibet ed una valigetta con la messa in piega Plix offerta dalla l’Oréal: “Dal vostro parrucchiere chiedete un Plix”.

Albertazzi cigno della pastasciutta

Il cigno della pastasciutta” Albertazzi, come amava definirlo Achille Campanile, fu protagonista della serie di caroselli della Barilla tra il 1958 ed il 1959.

Gassman per Perugina

Poesie d’amore era la serie di caroselli della Ferrero del 1961 che vedeva protagonista il mattatore Gassman. Nell’anno precedente, la serie si intitolava Arte e pubblicità. In quel caso Gassman, presentato da Annamaria Ferrero, parlava del mestiere dell’attore ad un pubblico plaudente: “La nostra è l’arte di comunicare l’arte. Manco di chiarezza? No, vedo che mi capite”. E ancora, con il suo consueto gigioneggiare: “L’attore non deve tradire la sua missione. In proposito, devo parlarvi di un collega, molto dotato, che lavora per il cinema, il teatro e la tv, un vero mattatore, che però ha finito per tradire la sua missione e cedere alle lusinghe della pubblicità”. Il pubblico, già inquadrato in precedenza stupito, applaude. Alle spalle del mattatore si apre lo striscione: “Dove c’è missione c’è sentimento, dove c’è sentimento c’è amore e dove c’è amore ci sono i Baci Perugina”.

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La brava Mariarosa

Brava, brava Mariarosa, ogni cosa sai far tu, qui la vita è sempre rosa, solo quando ci sei tu” recitava la canzoncina degli spot del lievito Buitoni, uno di quelle di maggiore successo.

Il vigile del dado Lombardi

È del 1962 lo spot Noi e la strada che introduceva nelle abitudini delle massaie l’uso del dado da brodo. Era commissionato dalla Lombardi e vedeva come protagonista un vigile baffuto siciliano alle prese con un tamponamento a catena provocato da un passante. Il vigile interviene e ad ogni passante o automobilista chiede: “Concilia?”. Ad un certo punto, spunta un uomo che sembra provenire dall’età della pietra che alla domanda del vigile risponde: “Mi non so, mi son forestiero, per mi tuto va ben, tutto fa brodo”. Parte il coro: “Non è vero che tutto fa brodo, è Lombardi il vero buon brodo. Lombardi xe bon!”.

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Le gemelle Kessler e Don Lurio

In un carosello del 1962, le gemelle Kessler cantavano, ballando: “La donna chic se vuole in tutti provocare uno choc, un’arma dura ed infallibile avrà e l’arma eccola qua, madames voilà: calze Omsa!”. A quel punto il ballerino Don Lurio, scivolando tra le due gemelle, esclamava: “Omsa, che gambe!”. Venivano così sdoganate le peccaminosissime calze a rete, finora indossate solo dalle soubrette del varietà.

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Gringo per carne Montana

Riferimento diretto allo spaghetti western di Sergio Leone è lo spot della carne Montana: il protagonista, Gringo, è la citazione del Clint Eastwood del film “Per un pugno di dollari”.

Nella pampa sconfinata con Caffè Paulista

Nella Pampa sconfinata, dove le pistole dettano legge, il Caballero misterioso va in cerca della bellissima donna che ha visto sul giornale. Si ode un grido: “Carmencita abita qui?”. Alla fine, riesce a conquistare la donna: “Carmencita, sei già mia, chiudi il gas e vieni via”. Quindi il codino: “Per forza ti conquista, c’è il Brasile nel Paulista!”. È il Carosello del Caffè Paulista.

L’infallibile ispettore Rock

Carosello ha saputo catturare l’attenzione dello spettatore anche grazie alla sua ripetitività. Senza di essa sarebbe stato impossibile generare il ricordo del prodotto e del marchio reclamizzato. Poco ci importa, ad esempio, delle investigazioni dell’ispettore Rock e dello svolgimento del caso di giallo; la nostra attenzione verrà catalizzata dalla battuta finale: “Non ho mai usato brillantina Linetti”. Era la conclusione di ogni carosello con protagonista l’ispettore Rock, al secolo Cesare Polacco, e la sua testa calva. Una serie tra quelle di maggior successo di Carosello per la quale sono passati grandi nomi dello spettacolo e della cultura italiana: Age e Scarpelli, Luigi Magni, Umberto Simonetta e Lina Wertmuller sono tra questi.

Ava, come lava!

Il pulcino piccolo e nero è stato il protagonista dei caroselli della società Mira Lanza. Dal 14 luglio del 1963 fino alla metà degli anni ‘70, Calimero è stato protagonista, suo mal grado, di spiacevoli avventure: caduto nella fuliggine (o in una pozzanghera, come in altri episodi), è diventato nero e quindi irriconoscibile anche agli occhi della madre. Alla fine di ogni spot, riusciva comunque a cavarsela grazie al detersivo Ava che gli permetteva di ritornare bianco. È rimasta nel gergo comune la sua frase: “Eh, che maniere! Qui tutti ce l’hanno con me perché io sono piccolo e nero… è un’ingiustizia però”. Si ode la risposta: “No Calimero, tu non sei nero, sei solo sporco”. E quindi il codino pronunciato dallo stesso Calimero immerso in una tinozza con acqua e sapone: “Uh, Ava, come lava!”. Dobbiamo Nino e Tony Pagot la creazione del personaggio di Calimero.

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Il Carosello Ferrero con Jo Condor

Il carosello animato della Ferrero vedeva come protagonisti il Gigante buono e Jo Condor. Partoriti entrambi dalla mente di Romano Bertola, che aveva lavorato a lungo nello studio di Armando Testa, rappresentavano rispettivamente l’eroe buono (il gigante era la rappresentazione della Ferrero) ed il suo antagonista cattivo. La loro realizzazione grafica fu opera di due cartoonist della scuderia dei fratelli Pagot: Sergio Toppi e Gianfranco Barenghi. Tony Pagot, dopo la morte del fratello Nino, non se la sentì infatti di intraprendere quella nuova avventura da solo (R. Bertola, Caro Carosello, Lodi, Morellini, 2011, p.69).

Jo Condor, in uniforme della Luftwaffe e accompagnato dal secondo pilota Secondor, bombarda il villaggio del Gigante buono. Quest’ultimo finisce sempre per rimediare, in qualche modo, alle malefatte del cattivo: quando bombarda il tendone del circo, lo sostituisce col suo ombrello; quando rade al suolo il faro, lo rimpiazza con una candela; quando distrugge un aratro, rimedia con un apriscatole e così via. Ma la cosa più divertente, risultavano essere le punizioni che Gigante buono infliggeva a Jo Condor: lo afferrava, lo sollevava e poi lo lasciava cadere. Il cattivo poteva sprofondare in campo e rinascere ortaggio; oppure in mare e finire affettato in quattro parti da un pesce spada.

E che c’ho scritto Jo Condor?” chiedeva il cattivo. Sul suo berretto c’era davvero scritto Jo Condor. Quella frase è una delle più citate tra quelle degli spot di Carosello. E il video di quello spot conta oggi più di duecento mila visualizzazioni su YouTube.

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